Bellinilo

Un po’ di appunti personali

– Non EN –Desktop semantico + HAL

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Ieri mi sono guardato un bel filmato sul desktop semantico, del Prof. Andreas Dengel, devo dire che gli spunti di riflessione non sono pochi.

Ricollegandomi anche alle provocazioni del Prof. De Michelis del giorni scorsi (vedi post di ieri) mi viene sempre più da pensare che in effetti l’IT stia andando dalla parte sbagliata.

Mi spiego: a fine anni ‘60 Kubrick ci metteva sotto gli occhi la pericolosità dei mega calcolatori, con HAL evidenziava il difetto di un modello, quello IBM, che vedeva l’uso solamente di grandi calcolatori, con piccoli utenti collegati, utilizzatori.

Negli anni ‘80 Bill Gates ci mostra un’alternativa; seppur mal gestita e con 10.000 difetti, porta avanti l’idea del “pc in ogni casa” spaccando di netto con il modello IBM, e dando agli utenti la possibilità di lavorare in autonomia, di mettersi in contatto solo con chi vogliono e quando vogliono.

Certo, micro$oft (come piace scriverlo ai nerd del “contro”) ragiona con logiche di mercato ed il ritorno economico è sempre uno degli elementi più forti, quindi giustamente è sempre stata criticata, ma vediamo quali sono gli altri modelli.

Il modello Google era un modello geniale: voi fate quello che ne avete voglia, io vi dò una mano a trovarvi, vi metto in comunicazione, vi dò uno strumento che migliora quello che fate, …

… non fa una piega, fino a quando gli strumenti che ci dà non diventano in realtà una sostituzione degli strumenti che usiamo abitualmente, solo che ce li fornisce, belli ed efficienti, sui suoi server.

Ed ecco che ritorna, per vie traverse il modello IBM, quel modello tanto rischioso quanto efficiente, semplice da mantenere, … semplice da controllare.

Non voglio ora richiamare il Cassandra Crossing a cui Punto informatico ha dedicato una rubrica periodica, ma se il problema parte da un modello sbagliato dobbiamo iniziare a pensare di cambiare modello.

Il problema tocca in parte anche i sistemi operativi, perchè se il sistema che propone Google è quello di un computer fatto per collegarsi ad internet, dove poi prende programmi e strumenti, seguito o anticipato da Negroponte che con un computer a basso costo non può far altro che mandarlo in internet per le applicazioni, è facile capire e commentare il modello e prevederne i risvolti (qualcuno l’ha già fatto qui: [epic 2014], [Prometeus], ed a guardarli non si può far altro che rabbrividire).

Ritorno quindi alla riflessione del Prof. De Michelis: internet è un sistema di pubblicazione, e di comunicazione, quello lo fa benissimo, usiamolo per quello.

Tutti gli anni ci dicono che la banda di internet sarà satura entro 3/4 anni dopo, continuiamo ad allargarla, ma nessuno si domanda se è solo perchè c’è sempre più gente collegata o perchè ormai per spostare una file dall’ufficio a casa lo salviamo sui server in america invece di metterla sulla chiavetta USB?

Mi ricollego con il Desktop semantico altrimenti non vado più a letto.

Ultimamente si parla sempre più di Web Semantico e va bene, nella logica di cui parlavo prima, è giusto che si pensi a strutturare meglio il mondo nel quale stiamo la maggior parte del tempo, che ormai non è più tanto il pc quanto internet, il browser per semplificare; ma perché una volta tanto non cerchiamo di pensare a ristrutturare proprio il pc?
Perché non proviamo a pensare di implementare un desktop semantico in tutti i pc prima di implementarlo sulla nostra rete di comunicazione?
O perchè non proviamo a ripensare anche alla metafora del desktop, metafora che ormai la maggior parte degli utilizzatori di pc non considera più visto che in locale lavora sempre meno, e di solito controvoglia.

Perché non proviamo ad utilizzare quel modello Peer to Peer di cui tanto si parla quando c’è da scaricare i filmati, ma che dimentichiamo subito non appena si inizia a parlare di Social Computing, di WebOS, … di futuro?

Vado a letto, meglio, domani sera cercherò di tradurre questo post, così faccio un po’ di esercizio. :)

Mon, December 10 2007 » Pensieri Liberi, Tecnologia

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